“Una bella giornata!” – si è aperto il processo Eternit

Dopo anni di battaglie e di vertenze finalmente lunedì 6 aprile a Torino è stata la giornata in cui si è tenuta l’udienza preliminare del processo per la strage Eternit. E’ stata la giornata dei quattro pullman dalla Francia, di quello da Napoli e quello da Reggio Emilia, dei sette da Casale Monferrato più quello degli amministratori locali e ancora quello da Cavagnolo, delegazioni da mezza Europa e tanti privati cittadini, associazioni e sindacati che si sono ritrovati al Palazzo di Giustizia di Torino. La strada di fronte al palazzo si è presto trasformata in una piazza > coperta di striscioni e ha ospitato la tenda rossa da cui per tre ore si sono succeduti moltissimi brevi interventi, ed intorno capannelli a raccontare con pudore tragedie famigliari. Di tanti il desiderio di poter accedere all’aula, di essere presenti all’apertura di questo processo storico, primo per natura e per portata in tutta Europa. Alle aule di giustizia, tuttavia, hanno potuto accedere solo coloro che si sono costituiti parte civile: associazioni, organizzazioni sindacali, istituzioni ma anche cittadini i cui famigliari sono stati colpiti dalle malattie legate all’amianto come il mesotelioma pleurico o peritoneale. La giornata è stata una tappa importante per una battaglia che partita sindacalmente è divenuta coscienza civile. Una battaglia trentennale iniziata a Casale Monferrato e che si fa ora simbolo di un modello di sviluppo produttivo che deve tenere conto della salute non solo dei lavoratori e dei loro famigliari, ma dell’intera comunità e dell’ambiente in cui questa è inserita o a cui si rivolge. La tragica esperienza delle migliaia di vittime dell’amianto, che fossero lavoratori o meno, il dolore dei famigliari lancia un messaggio chiaro sulle scelte che responsabilmente occorrerà adottare quando vogliamo immaginare e programmare il futuro. L’appello è un’infinita sequenza di nomi nei quali i famigliari si sono riconosciuti, e hanno percepito non solo il dolore, che forse non ha più lacrime, ma certamente una sensazione nuova che rompe con forza il velo del silenzio, di morti invisibili, di morti annunciate da chi, per lungo tempo, sapeva della nocività dell’amianto, ma ha taciuto in cambio del profitto, e che oggi per rompere il fronte delle costituzioni in parte civile si azzarda ad offrire denaro in cambio di ulteriore silenzio. I mezzi d’informazione che si sono contesi battute e frammenti, brandelli di vita famigliare o dichiarazioni sindacali, non spengano d’ora in poi i loro microfoni non rileghino alle pagine interne le storie di queste vite spezzate, di questi territori che orgogliosamente nel chiudere lo stabilimento Eternit non fecero la scelta più facile, ma quella più giusta. Diano invece corpo a una speranza di giustizia e non di vendetta, diano atto che là dove la tragedia è stata più alta, si sono messe in campo le politiche più avanzate, con l’ambizione che il Monferrato diventi un territorio de-amiantizzato. Da una giornata così parte anche il desiderio che questa battaglia travalichi i confini nazionali per arrivare, così come già avvenuto nell’Unione Europea, alla messa al bando globale di utilizzo di amianto. In una giornata come questa alzi gli occhi e vedi il cielo azzurro e terso come gli occhi di Romana Blasotti Pavese, tenace ed instancabile Presidente dell’ Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato, che ti dice : “Oggi è una bella giornata!”, e lo senti davvero.

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